Siamo una generazione di bamboccioni?

Noi giovani italiani ci sentiamo realmente una generazione di “bamboccioni” ?

Così aveva definito noi giovani tanti anni fa il ministro Padoa Schioppa, come una classe sociale che non è assolutamente in grado di essere autonoma, ancora attaccata alla sottana della mamma di cui non può farne assolutamente a meno.

Sono sicuro che la maggior parte di voi ragazzi che ha letto queste prime righe si sentirà attaccato o starà sicuramente pensando che è colpa del nostro Paese se noi giovani non riusciamo ad andarcene di casa o che non abbiamo un lavoro. Sicuramente il nostro sistema Paese avrà le sue colpe, ma siamo così ottusi da addossargliele tutte??

Come dice il detto la virtù si trova nel mezzo

I dati della disoccupazione giovanile sono preoccupanti, i peggiori dati giovanili d’Europa.

Ma come è possibile che le imprese italiane, nonostante la crisi, denunciano la difficoltà a reperire gran parte della manodopera necessaria?

Possiamo pensare o che i giovani non siano troppo interessati ad entrare nel mondo del lavoro oppure sono poco specializzati? Trovare i motivi dopo quattro anni dalla famosa frase del ministro è sempre più sterile e soluzioni per invertire la tendenza se ne intravedono poche.

Quello che lascia perplessi è che nel nostro Paese il dissenso giovanile è poco manifesto ed i ventenni inoccupati sono così assorbiti da divertimenti, calcio e play station da sentirsi comunque impegnati.

Altra aria si respira in Nord Europa come Olanda, Germania e Irlanda.

Ma noi giovani cosa stiamo facendo per migliorare questa situazione?

E’ facile lamentarsi di una situazione, ma è altrettanto più facile addossare la responsabilità a qualcuno e non prendere una posizione e decidere che le cose non devono cambiare.

Noi giovani purtroppo abbiamo perso il senso del lavoro e del dovere, oramai gli imprenditori non ci considerano più come una volta, nonostante le varianti ai contratti di apprendistato.

Purtroppo proveniamo da una generazione tra le più viziate mai esistite, questo ci ha portato ad essere meno motivati nello studio e nella ricerca di un’occupazione, ma che stanno vivendo in un periodo di crisi seconda solo a quella del ’29, un connubio fatale che stanno in parte portando al tracollo finanziario nazionale sommerso dagli alti costi sociali per mantenere una popolazione sempre più vecchia.

Bamboccioni italiani ci vogliamo ridestare e dimostrare il nostro valore?

Come usare i dati sull’occupazione per capire i trend di mercato

Il rapporto mensile è forse uno dei più importanti dati macroeconomici che scadenzano le giornate e le settimane degli operatori di borsa ….( quei momenti intorno alle 11 della mattina, per i dati europei, ed invece dalle 14,30 in poi se i dati sono di matrice americana…..), quando i mercati possono vedere modificata la tendenza nel breve e nel medio termine.

C’è da dire che a volte si rimane attoniti per le reazioni degli indici agli annunci di alcuni dati macroeconomici, in alcuni casi l’adeguamento dei prezzi è immediato mentre in altri avviene dopo alcune sedute e un dato positivo o negativo circa lo stato dell’occupazione Usa ha incidenza immediata sul future dell’SP500.

Come mai questo indicatore è così importante?

Sicuramente il livello dell’occupazione negli States è un reale termometro di quanto stia andando bene l’economia a stelle e strisce; in questi ultimi mesi infatti alla prepotente ripresa dei corsi azionari dai minimi delle scorse elezioni ha fatto anche da contro altare un fortissimo riassorbimento della disoccupazione in America (cosa avvenuta in quasi tutte le riprese economiche del passato).

I sacri libri di storia economica ci impediscono di dire di essere di fronte ad una solida e duratura ripresa economica senza che venga creata occupazione, la quale è un sintomo di ritrovata propensione all’investimento delle aziende e ad una conseguente ripresa dei consumi in tutti i settori compreso quello immobiliare oggi divenuto strategico dopo lo scoppio della bolla immobiliare nel 2008.

Quindi un personalissimo suggerimento per i prossimi mesi: oltre a tenere sotto controllo lo stato dei debiti sovrani, europei e non, mettiamo un bell’asterisco rosso sui calendari al primo venerdì del mese.