3 indizi per capire se il trading online fa per te (oppure no)

Trading, trading, trading…

Chi non è mai stato interessato a guadagnare in borsa comodamente da casa? O mentre svolge altri lavori e attività?

Il trading negli ultimi anni ha visto un vero e proprio boom di interesse. Da parte di giovani e meno giovani.

Ma si sa, sono ancora tantissimi i trader che perdono soldi invece di guadagnarli. Va da sé dunque il fatto che il trading non è per tutti.

Vediamo quali sono i 3 indizi che possono farti capire se sei portato o meno per guadagnare in borsa.

1. Pazienza

La pazienza è una qualità importantissima per un trader. Un trader impaziente è un trader che perdente.

Pensiamoci: il trading non è istintività. Il trading è aspettare. Scrutare. E scegliere attentamente il momento giusto per entrare e uscire.

Quindi calma, attesa e pazienza sono parole fortemente legati al trading di successo. Se sei impaziente, il trading non fa per te1

2. Organizzazione

Le persone disorganizzate tendono spesso a “improvvisare”. Saper improvvisare in alcuni ambiti della vita può anche andare bene. Ma no nel trading.

Il saper tradare per bene è necessariamente connesso all’organizzazione. Nel reperire le notizie. Nell’essere presente quando devi e non presente quando non devi. Ed a fare quello che va fatto (e nel giusto momento).

Insomma, il trading è sicuramente un’attività per le persone disciplinate.

3. Curiosità

La curiosità di cui parlo vuol dire essere sempre, sempre, disposti a imparare cose nuove sul trading. Insomma, lo studio profondo della materia non basta. Bisogna continuare sempre ad approfondire. E ad aggiornarsi.

Sul web sono ormai presenti diverse risorse per chi vuole formarsi nella disciplina del trading. Il sito web migliore di tutti è però senza dubbio www.iltradingperte.com.

Iniziare il proprio percorso di formazione consultando tale sito è sicuramente qualcosa che mi sento di suggerire a tutti.

Siamo una generazione di bamboccioni?

Noi giovani italiani ci sentiamo realmente una generazione di “bamboccioni” ?

Così aveva definito noi giovani tanti anni fa il ministro Padoa Schioppa, come una classe sociale che non è assolutamente in grado di essere autonoma, ancora attaccata alla sottana della mamma di cui non può farne assolutamente a meno.

Sono sicuro che la maggior parte di voi ragazzi che ha letto queste prime righe si sentirà attaccato o starà sicuramente pensando che è colpa del nostro Paese se noi giovani non riusciamo ad andarcene di casa o che non abbiamo un lavoro. Sicuramente il nostro sistema Paese avrà le sue colpe, ma siamo così ottusi da addossargliele tutte??

Come dice il detto la virtù si trova nel mezzo

I dati della disoccupazione giovanile sono preoccupanti, i peggiori dati giovanili d’Europa.

Ma come è possibile che le imprese italiane, nonostante la crisi, denunciano la difficoltà a reperire gran parte della manodopera necessaria?

Possiamo pensare o che i giovani non siano troppo interessati ad entrare nel mondo del lavoro oppure sono poco specializzati? Trovare i motivi dopo quattro anni dalla famosa frase del ministro è sempre più sterile e soluzioni per invertire la tendenza se ne intravedono poche.

Quello che lascia perplessi è che nel nostro Paese il dissenso giovanile è poco manifesto ed i ventenni inoccupati sono così assorbiti da divertimenti, calcio e play station da sentirsi comunque impegnati.

Altra aria si respira in Nord Europa come Olanda, Germania e Irlanda.

Ma noi giovani cosa stiamo facendo per migliorare questa situazione?

E’ facile lamentarsi di una situazione, ma è altrettanto più facile addossare la responsabilità a qualcuno e non prendere una posizione e decidere che le cose non devono cambiare.

Noi giovani purtroppo abbiamo perso il senso del lavoro e del dovere, oramai gli imprenditori non ci considerano più come una volta, nonostante le varianti ai contratti di apprendistato.

Purtroppo proveniamo da una generazione tra le più viziate mai esistite, questo ci ha portato ad essere meno motivati nello studio e nella ricerca di un’occupazione, ma che stanno vivendo in un periodo di crisi seconda solo a quella del ’29, un connubio fatale che stanno in parte portando al tracollo finanziario nazionale sommerso dagli alti costi sociali per mantenere una popolazione sempre più vecchia.

Bamboccioni italiani ci vogliamo ridestare e dimostrare il nostro valore?

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